Esposizione

Nella sala 1 ("le dimore dei defunti") del Museo archeologico tarquiniense sono state ricostruite due sepolture di IX-VII sec a. C.; nella sala 2 sono esposte le sculture funerarie di età arcaica e nelle sale 3-9 quelle che decoravano invece le grandi tombe gentilizie di età ellenistica e di cui la parte numericamente più consistente è costituita dalla ricca collezione di sarcofagi di produzione tarquiniese, tra i quali i pregevoli esemplari “del Sacerdote”, “dell’Obeso”, di Laris Pulena.

Nelle sale 1-8 del primo piano sono esposte, ordinate cronologicamente e distinte ove possibile secondo i contesti di appartenenza, le suppellettili provenienti dagli scavi delle necropoli di Tarquinia.

L’itinerario di visita può avere inizio al primo piano con la sala relativa ai materiali della fase “villanoviana”. Al rituale della incinerazione quasi esclusivo nella I età del Ferro si deve la cospicua serie di urne cinerarie, in forma di vasi biconici o “urne a capanna”, in terracotta o bronzo, accompagnate da ornamenti, armi, oggetti cerimoniali/cultuali deposti nelle tombe quali componenti del “corredo funerario”. Il percorso prosegue quindi con una successione di sale nelle quali sono esposti materiali delle fasi orientalizzante, arcaica, classica, ellenistica.

Di particolare interesse sono contesti quali la tomba di Bocchoris (faraone il cui nome risulta iscritto in una situla in faïence rinvenuta nel sepolcro) o il tumulo di Poggio Gallinaro, con alcune tra le più antiche attestazioni locali della tradizionale ceramica chiamata bucchero, uova di struzzo, avori, ceramiche etrusco-geometriche, rivelatori delle forme di autorappresentazione dei gruppi gentilizi emergenti. Analoga caratterizzazione aristocratica appartiene ai documenti epigrafici di questa fase. Notevole è la serie di vasi di produzione greca (corinzia, greco-orientale e, soprattutto attica) della collezione tarquiniese, talvolta utilizzati quali prestigiose urne cinerarie, cui segue una serie di produzione locale, recentemente definita anche in alcune sue componenti specificamente tarquiniesi.

Il grande salone delle Trifore (7) accoglie i capolavori di ceramica a figure rosse degli inizi del V sec., rappresentati dal cratere del pittore di Berlino, con scena del ratto d’Europa, e del pittore di Kleophrades con atleti in allenamento, dall’anfora di Phintias, con scena della contesa del tripode, e dalla grande kylix con assemblea divina, di Oltos. Vasi etruschi a figure rosse di produzione tarquiniese e falisca, bronzi, opere di glittica completano l’esposizione.

E' presente anche la ricca collezione di oreficerie rinvenute nelle sepolture aristocratiche delle necropoli tarquiniesi ed una specifica sezione è riservata alle monete rinvenute nel territorio a documento della storia economica della città etrusca.

Nella saletta 8 del primo piano, accanto ai contesti funerari di età ellenistica è presentata una scelta dei materiali votivi dai santuari cittadini.

Conclude la visita del primo piano la sala dedicata all'esposizione del celeberrimo altorilievo fittile dei "cavalli alati", divenuto simbolo della città di Tarquinia, che decorava in origine il triangolo frontonale dell'edificio sacro denominato "Ara della Regina sulla Civita.

Al secondo piano una sala è dedicata a quelle tombe dipinte i cui affreschi furono staccati dal loro supporto naturale negli anni '50 del novecento per motivi di conservazione a cura dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma.

Nella grande Sala delle Armi è attualmente allestita una mostra sugli scavi condotti a Tarquinia negli ultimi decenni, unitamente ad una mostra sul sale, che nel mondo antico era molto importante avendo molte funzioni, tra le quali anche quella monetale, consentendo inoltre la conservazione del cibo. 

Nella Sala delle Armi sono visibili anche i corredi delle tombe villanoviane recentemente scavate nella necropoli di Villa Bruschi Falgari ed il cippo di Sostrato  proveniente dagli scavi nell’emporio marittimo di Gravisca.