Scavi

Agli anni Trenta del XIX secolo si datano le prime ricerche nelle necropoli di Cerveteri, effettuate ad opera di singoli appassionati e finalizzate per lo più alla scoperta di materiali preziosi o di interesse per il mercato antiquario. In questi anni furono effettuati alcuni dei rinvenimenti più sensazionali, come quello della tomba Regolini-Galassi, nella necropoli del Sorbo, avvenuto nel 1836 ad opera del generale V. Galassi e dell'arciprete di Cerveteri, A. Regolini.

Pendaglio in oro dalla Tomba Regolini-Galassi. Vaticano, Museo Etrusco Gregoriano (metà VII secolo a.C.)

Pendaglio in oro

 

Fu proprio il rinvenimento dell'eccezionale corredo orientalizzante di questa tomba, oggi al Museo Gregoriano Etrusco, a determinare negli anni immediatamente successivi una crescente intensificazione delle indagini, condotte sia nella zona delle necropoli, sia in quella urbana. Tra i personaggi più attivi in questa fase di ricerche si ricordano il marchese Giovanni Pietro Campana, i fratelli Castellani e i fratelli Boccanera.

Agli inizi del XX secolo le ricerche vennero sottoposte a una regolamentazione ad opera di Raniero Mengarelli, che operò tra il 1908 e il 1933 come Direttore dell'Ufficio Scavi di Civitavecchia e Tolfa. Mengarelli concentrò la sua attenzione soprattutto sulla necropoli della Banditaccia, che fu in parte restaurata per divenire fruibile al pubblico (Vecchio Recinto).

Dopo la Seconda guerra mondiale, oltre agli scavi diretti nel 1951 da M. Pallottino nella necropoli della Banditaccia, particolarmente intensa fu l'attività della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale, con gli incisivi interventi di M. Moretti, tra il 1945 e il 1977, che portarono all'apertura al pubblico di una nuova area archeologica (Nuovo Recinto). Successivamente, si è rivelata particolarmente significativa l'attività della Fondazione Lerici, che, dalla seconda metà degli anni Cinquanta, è intervenuta specialmente in località Bufolareccia, Laghetto I e II e nella zona meno indagata di Monte Abatone.